Vivo da imbranata da che sono nata
Uno arriva a un certo punto e dice "MO BBASTA"
Io quel punto l'ho superato da tempo ma me ne sono accorta adesso.
E mi sono rotta le palle di un po' di cose.
Di stare a sentire le parole inutili.
Di sorridere di fronte a lusinghe altrettanto inutili, dette non si sa bene per quale motivo.
Di mettere svariate pezze ai casini degli altri.
Di sostenere non solo i miei piccoli problemi del cazzo (frase da leggersi in senso lato ma anche no) ma pure quelli degli altri.
Perchè io non ho le spalle larghe. Non ce l'ho. C'ho le spalle a forma di salice piangente. Sono piccole e pure bruttarelle.
Perchè io non c'ho scritto in fronte Santa Maria Goretti e nemmeno Gioconda.
Perchè sto in piena sindrome premestruo e l'accuso parecchio.
Perchè sono metereopatica e co sto tempo non ci capisco niente.
Perchè non ho messo io un chiodo a gesucristo.
Perchè oggi mi sento come quando ho le sigarette ma non l'accendino. E posso assicurare che è una sensazione castrante.

Stamattina c’era un traffico terrificante, tutto bloccato, autobus strapieni e strade piene di tardoadolescenti che vagano senza un motivo.
Faccio appello alle scarse facoltà mentali e penso alla causa dei blocchi.
Unendo tutti i puntini è uscito fuori questo:
Esami di maturità.
C’è chi ripensa a sti esami con nostalgia, chi afferma che sono solo una stronzata, chi se ci ripensa inizia a tremare in preda a convulsione per la paura e chi venderebbe la mamma pur di non farli. Io sono un po’ di tutto questo. Maturata nel 1998 con 45/60 ( e me ne vanto in quanto numero dispari, la cui somma fa 9 che diviso per 3 fa 3, numero primo) se ripenso a quei giorni attraverso varie fasi:
1) Cazzotto allo stomaco per la paura
2) Acidità dell’organo di cui sopra per i caffè presi la notte prima dell’orale
3) Occhi a cuore per i pomeriggi passati a pazzeggiare pur avendo una strizza inimmaginabile
Strizza inimmaginabile perché, diciamocelo, io facevo parte del nutrito gruppo di quelli che “è intelligente ma non si applica”, di quelli che “studio poco perché sono per la teoria “minimo sforzo, massimo risultato”, di quelli che “professò devo andare al consiglio studentesco, mi interroga la prossima volta, vè?”, di quelli che guardavano il professore di turno e sembravano pure concentrati, peccato che sotto i capelli lunghi c’erano gli auricolari che passavano Pablo Honey.
La preparazione agli esami è stata forse la cosa migliore. In pianta stabile a casa di G(u)aia, programma alla mano con tanto di tabella di marcia, ovviamente sfanculata già dopo le prime due pagine, birraccia zozza, Bauhaus e The Cure in loop per venti giorni e Billo, grandioso cane da riporto e soprattutto da furto di cartucciere zeppate di temi preventivamente copiati a mano in calligrafia incomprensibile e microscopica (chè ai tempi ancora non c’era internèt).
Quello è stato l’ultimo anno di esami alla vecchia maniera. Commissione esterna costituita da: professore di filosofia, allontanato dall’insegnamento due anni dopo causa ubriachezza molesta, professoressa di greco di 25 anni che si vergognava anche a respirare, professoressa di italiano, cugina del mio amico e presidente, entità eterea che nessuno ha mai visto. Come tutti gli studenti cazzoni portavo Italiano e Filosofia ( perché sapevo ‘na sega di latino e in matematica ero un caprone), Svevo e Freud. Due personaggioni scelti tra i tanti perché erano facili e perché erano mentalmente dei deviati ( non ditemi che uno che scrive un libro sullo smettere di fumare e l’altro che parla di fase anale non risolta non è un deviato). L’intero programma di un anno letto, imparato e ripetuto in una settimana, quella che c’era tra lo scritto e l’orale, con tanti ringraziamenti a Santo Bignami per la scienza infusa che ci stava donando.
E poi la mattina dell’orale. Ore 8 appuntamento davanti al cancello col Roscio, entrambi con gli occhi senza sonno, troppo caffè in corpo e le lacrime che sgorgavano da sole perché avevamo paura, una paura fottuta di non aprir bocca, di sentire qualche domanda che non avevamo messo in conto, di dover arrampicarci sugli specchi per domande sul Paradiso di Dante ( cosa davvero successa alla scrivente che si è trovata a parlare di astronomia per spiegare il primo verso del I canto del Paradiso)che, grazie al gran coglione del professore/vicepreside, non avevamo fatto, semplicemente di non farcela. Poi un’idea:
“Oh Roscio, andiamo via. Io c’ho il costume sotto. Andiamo agli scogli, facciamo il bagno e poi beviamo tanto, ma tanto, finchè non cadiamo in coma e ci svegliamo con la promozione in tasca perché gli facciamo pena”
“Sì Francè andiamo, vaffanculo a tutti. Non ce la faccio a entrà co sto stato d’ansia”
Ci allontaniamo ma dopo 5 passi, solo 5 eh, ci sentiamo due calci in culo ben piazzati dalla ciabatta del membro interno di greco, stimatissimo Prof. Napolitano, grand’uomo e gran donatore di calci.
“Un altro passo e v’ammazzo! Franceschiè, cammina dentro prima che te vatt! Alè pure tu, forz!”
E l’esame l’abbiamo fatto e passato. Io prima del Roscio, col roscio dietro di me che si stava sforzando di non piangere, a spiegare Freud in modo tale che le capre potessero capire ( non faccio la superiore, è stato l’ubriacone a dirmi “spiega Freud come se di fronte a te ci fossero delle caprette e prendi loro come esempio per spiegare il suo pensiero” O_O ) e a contestare Svevo e a prendere complimenti per una traduzione di greco copiata e un compito di italiano sulla bioetica talmente fatto bene da esser preso come esempio da tutti gli scienziati.
E poi di corsa sullo Sfera, mitico scooter che faceva 20 all’ora in discesa a casa di Gaia che doveva far l’esame il giorno dopo, a darle le dritte “Gaia, domani spiega Freud prendendo ad esempio i maiali, all’ubriacone je piace”.
E poi andare di nuovo a scuola a prendere il Roscio e farsi sto maledetto bagno vestiti, con ancora tutti i foglietti con gli appunti e il santo Bignami e iniziare a pensare a cosa cazzarola fare della vita da quel giorno in poi. Non so cosa pensassi ubriaca persa in quel pomeriggio ma mica m’è andata poi tanto male.
Un dolce pensiero alla persona che ha avuto l'idea caruccia di rigarmi TUTTA la fiancata della macchina, presuppongo, con una chiave:
DEVI MORI' GONFIO
Nella vita c'è bisogno di coccolarsi ogni tanto, in qualunque modo, purchè ci si senta meglio.
E quando ste cose coccolose cicciano all'improvviso, proprio quando non me l'aspetto, tutto diventa arcobalemato.
1° Tesssoro

Come puoi una gatta che pesa 20 grammi riuscire a sfornare 4 birini (Birino= Figlio di Birina La Gatta)così?
Perchè sti birini mi ipnotizzano per almeno mezz'ora a volta anche se non fanno niente, ASSOLUTAMENTE niente se non dormire e stiracchiarsi le zampette?
E soprattutto chi è il padre e dove sta? Voglio gli alimente, maledetto inseminatore.
Io questa gatta non siamo mai andate granchè d'accordo. Vuoi perchè ero affezionata alla mamma misteriosamente scomparsa, vuoi perchè è 'na jatta salvatica, come si dice al paese mio, vuoi perchè è sempre stata molto magra, non si è mai fatta accarezzare per più di trenta secondi. E ora? Io sto con gli occhi luccicosi e lei a panza all'aria che aspetta le carezze dicendo strane parole, sempre uguali, che hanno bene o male questo suono fffrfrfrfrgrgrfrfrfrmiaoao.
A proposito, volete un birino?
2° Tessoro
Per il secondo tesssoro, signore e signori, cercherò di tirar fuori tutto il mio cinismo altrimenti mi butto sulle lacrime e a nessuno passerà un cazzo.

Sì lo so, non si legge niente, ma lì c'è scritto che il 19 Luglio 2007, alle 21 ca. un signorino roscio e anglofono salirà su un palco ad Ostia per la gioia di tutti i cuori in frantumi.
Quest'ometto si chiama DAMIEN RICE, magari sconosciuto ai più, che però vale la pena, eccome se vale...
Posti 69 e 71. Non so quale dei due mi verrà assegnato ma va bene perchè sono tutt'e due dispari, perchè non sono portata a credere che i numeri abbiano un significato particolare (tolti i numeri pari che ODIO profondamente), perchè poco me ne frega del posto.
Accanto a me ci sarà questa signorina, e non poteva esserci compagnia migliore per questo concerto.
Sì, staremo tutt'e due con gli occhi sbrilluccicanti, sull'orlo del pianto ad ogni singolo accordo (perchè non c'è una canzone sculettante, neanche una) e non ci abbracceremo solamente perchè siamo persone che ste cose non le fanno, ma ci gireremo puntualmente ad ogni passaggio e se penso alla faccia che faremo inizio a sorridere da ora (vedi concerto dei Perturbazione, giusto per dire l'ultimo concerto in ordine di tempo eh).
SIAMO DUE DEFICIENTI E SIAMO ORGOGLIOSE D'ESSERLO (vè?)
In modalità tenera sento in loop da un pochino una canzone dei Perturbazione.
Battiti al minuto è il titolo e se solo sapessi linkare le cose lo farei ma andate a cercarla che tanto la trovate. Siete bravi voi!
Non è sfranta come le loro canzoni, si sculetta, si canticchia... io però in modalità tenera e in piena crisi da donna media mestruata mi ripeto sempre la stessa domanda:
Se l'amore è un gioco
quali regole ti dai?
Io non lo so ma stasera vado a vederli sti tizi qua a Ostia, sul mare e se mi cantano questa domanda mi sa che quale lacrimone dagli occhi mi scappa...
Aggiornamento
La canzone l'ha cantata e, come nel più melenso dei film, mentre canticchiavo è passata una stella cadente e anche se sono di ghiaccio ieri sera un po' mi sono sciolta. Sarà stata l'atmosfera familiare, sarà stato il concerto all'aperto, sarà stato che eravamo in spiaggia, o molto più sicuramente sarà stato che i Perturbazione sono proprio bravi e la prima frase che ho detto quando il cantante ha iniziato a cantare è stata "Questo voglio portarmelo a casa" perchè mi ricordava un sacco di persone a cui voglio bene.
Insomma, bello tutto e bella pe' noi che ieri stavamo lì con l'anima sfranta e il culo appiattito.